Come iniziare a fare trekking: guida pratica 2026
08/08/2026
Avvicinarsi al trekking per la prima volta significa confrontarsi con una disciplina che ha una propria logica interna, fatta di scelte progressive, di errori calcolati e di una comprensione graduale del territorio — un processo che nessun manuale sintetizza meglio dell'esperienza diretta sul sentiero. Chi decide di iniziare spesso si trova davanti a una quantità di informazioni disomogenee: forum che esaltano attrezzature da spedizione, video che mostrano traversate alpine come se fossero passeggiate, negozi specializzati dove la pressione commerciale tende a orientare l'acquisto verso il prodotto più costoso piuttosto che verso quello più adatto. Capire come iniziare a fare trekking richiede, prima di tutto, un cambio di prospettiva: non si parte dall'attrezzatura, si parte dal terreno e dalla propria condizione fisica.
Il trekking è una disciplina che tollera male la fretta; ogni componente — dal dislivello affrontato al peso dello zaino, dalla scelta del percorso alla gestione dell'idratazione — interagisce con gli altri in modo che un singolo errore di valutazione si amplifica lungo il cammino. Un principiante che affronta un percorso sproporzionato alle proprie capacità non impara nulla di utile: accumula stanchezza, rischia infortuni e, nella peggiore delle ipotesi, sviluppa un'avversione alla montagna che è difficile da scrollarsi di dosso. La curva di apprendimento, invece, costruita su uscite brevi e tecnicamente accessibili, consente di sviluppare una lettura del paesaggio e del proprio corpo che è il vero patrimonio del camminatore esperto.
Quello che segue è un percorso ragionato attraverso i punti essenziali per chi vuole muovere i primi passi con criterio: dall'equipaggiamento minimo indispensabile alla selezione dei sentieri adatti, passando per le competenze di base che trasformano una camminata in montagna in qualcosa di tecnicamente solido e mentalmente soddisfacente.
Selezione dell'attrezzatura di base per il trekking
La prima categoria di materiale su cui vale la pena concentrare l'attenzione è quella delle calzature, perché nessun altro elemento dell'equipaggiamento incide altrettanto sulla qualità dell'esperienza e sulla prevenzione degli infortuni; un piede mal supportato su fondo irregolare è una delle cause principali di distorsioni alla caviglia nei camminatori alle prime armi, e scegliere la scarpa giusta significa fare un'analisi onesta del tipo di terreno che si intende frequentare. Per sentieri ben tracciati e dislivelli contenuti — la condizione tipica di chi inizia — una scarpa da trekking leggera con suola in gomma scolpita e sostegno laterale moderato è più che sufficiente: lo stivale alto e rigido, spesso proposto come soluzione universale, è uno strumento adatto a terreni tecnici o a escursioni con zaino pesante, non alla prima uscita su un sentiero segnato del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi o dei Sibillini.
Lo zaino, secondo elemento critico, deve essere calibrato sull'autonomia della giornata: per uscite di 4-6 ore è sufficiente un volume di 20-25 litri, che consente di portare acqua (almeno 1,5 litri), un cambio di strato termico, cibo, kit di pronto soccorso essenziale e protezione antipioggia. Uno zaino sovradimensionato porta quasi inevitabilmente al sovraccarico — si riempie lo spazio disponibile — e un peso eccessivo nella fase iniziale trasforma la camminata in una prova di resistenza piuttosto che in un'esperienza formativa. Il sistema di sospensione e la regolazione del cinturino lombare sono dettagli che molti ignorano: uno zaino mal regolato genera tensioni alla schiena e alle spalle che si accumulano nel corso della giornata con effetti comparabili a quelli di un peso effettivo doppio.
L'abbigliamento tecnico segue il principio della stratificazione — uno strato base traspirante, uno strato intermedio isolante, uno strato esterno impermeabile e antivento — che si adatta meglio delle soluzioni monolitiche alle variazioni termiche tipiche degli ambienti montani, dove la temperatura può scendere di 10-12 gradi tra il fondovalle e la quota, e dove un temporale pomeridiano estivo è un evento statisticamente ordinario, non un'eccezione. I bastoncini da trekking, spesso sottovalutati dai principianti, distribuiscono il carico sugli arti superiori nelle salite ripide e proteggono le ginocchia nelle discese prolungate: non sono un accessorio per escursionisti avanzati, sono uno strumento di efficienza meccanica che ha senso utilizzare fin dalla prima uscita.
Criteri per la scelta dei primi percorsi
Orientarsi nella scelta del primo sentiero richiede di conoscere alcune variabili oggettive che determinano la difficoltà reale di un percorso: il dislivello positivo, la lunghezza in chilometri, il tipo di fondo e il grado di esposizione sono i parametri che le principali federazioni escursionistiche italiane — CAI in testa — utilizzano per classificare i sentieri secondo una scala standardizzata. Per chi inizia a fare trekking, i percorsi classificati come "E" (escursionistico) sul territorio italiano rappresentano la categoria di riferimento: sentieri ben segnati, con tracciato riconoscibile, privi di passaggi che richiedano l'uso delle mani o competenze di orientamento fuori sentiero.
Un dislivello positivo compreso tra i 300 e i 500 metri, abbinato a una lunghezza di 8-12 chilometri, è una misura ragionevole per le prime uscite; questi valori consentono di completare l'uscita in 4-5 ore di cammino effettivo senza stressare l'apparato muscolo-scheletrico in modo eccessivo, e lasciano spazio a pause, osservazione e, se necessario, a una gestione prudente in caso di difficoltà impreviste. Il database dei sentieri CAI, integrato con applicazioni come Outdooractive o Komoot — entrambe aggiornate e ben strutturate per il territorio italiano nel 2026 — offre una mappatura dettagliata con profili altimetrici e fotografie del terreno che permettono una valutazione preliminare precisa prima ancora di mettere piede sul sentiero.
La scelta geografica non è neutra: frequentare un'area che si conosce, anche solo superficialmente, riduce la componente di incertezza logistica e permette di concentrare l'attenzione sull'esperienza del cammino piuttosto che sulla navigazione. Le aree protette e i parchi regionali italiani offrono spesso reti sentieristiche ben manutenute, con segnaletica affidabile e punti di soccorso raggiungibili; alcune zone dell'Appennino centrale, le Dolomiti di bassa quota, le valli prealpine lombarde e i percorsi costieri della Liguria di levante sono ambienti tecnicamente adatti ai principianti pur offrendo una qualità paesaggistica elevata.
Preparazione fisica e gestione dello sforzo
Affrontare il trekking senza una base di condizione fisica minima significa sottoporre muscoli, tendini e articolazioni a uno stress per cui non sono preparati, con risultati che vanno dall'indolenzimento prolungato agli infortuni da sovraccarico — tendinopatie achillee e dolori al ginocchio sono le problematiche più frequenti nei neofiti che bruciano le tappe. Non è necessario un programma di allenamento strutturato prima della prima uscita, ma alcune settimane di cammino quotidiano su terreno vario, con progressione graduale del chilometraggio e dell'eventuale dislivello, costruiscono una base muscolare e cardiovascolare che rende l'esperienza sul sentiero sostanzialmente più efficiente e piacevole.
La gestione del ritmo durante la camminata è una competenza che si acquisisce con l'esperienza, ma di cui si può avere una comprensione teorica utile fin dall'inizio: mantenere un passo regolare che consenta di parlare senza affanno è il parametro empirico più affidabile per stare nella zona aerobica corretta, quella che permette di sostenere lo sforzo per ore senza accumulare un debito metabolico che si presenterà a riscossione nella seconda metà del percorso. Le soste brevi e frequenti — 5 minuti ogni ora di cammino — sono più efficaci delle pause lunghe e rade, che abbassano la temperatura muscolare e rendono la ripartenza più faticosa di quanto non fosse il cammino stesso.
Navigazione e sicurezza sul sentiero
La segnaletica dei sentieri italiani, basata sul sistema bianco-rosso del CAI con numeri identificativi, è sufficientemente intuitiva da rendere la navigazione accessibile anche a chi non ha esperienza di cartografia; tuttavia, affidarsi esclusivamente alla segnaletica fisica — che può essere danneggiata, coperta da neve o assente in tratti brevi — senza alcuna competenza di orientamento complementare espone a rischi che in ambiente montano hanno conseguenze proporzionalmente più gravi che in ambito urbano. Scaricare la traccia GPX del percorso su un'applicazione di navigazione offline prima di partire è una precauzione elementare che richiede pochi minuti e garantisce un riferimento indipendente dalla connettività di rete, quasi sempre assente in quota.
La comunicazione è un aspetto di sicurezza che i principianti tendono a sottovalutare: informare qualcuno del percorso previsto, dell'orario di partenza e dell'orario atteso di rientro è una misura di sicurezza passiva che costa nulla e che, in caso di imprevisto, riduce drasticamente i tempi di intervento del soccorso alpino. Il numero di emergenza 118 è operativo sull'intero territorio nazionale; il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) dispone di squadre territoriali con tempi di intervento rapidi, ma può operare efficacemente solo se ha coordinate di partenza accurate — ragione per cui la posizione GPS condivisa tramite applicazione è diventata una prassi raccomandata anche per le uscite giornaliere di difficoltà contenuta.
Progressione tecnica dopo le prime uscite
Dopo una serie di uscite su percorsi escursionistici standard, la progressione naturale porta verso terreni più impegnativi dal punto di vista del dislivello, della durata o della tecnicità del fondo: sentieri con tratti esposti, ferrate di bassa difficoltà, percorsi in alta quota con attraversamento di nevai residui — ciascuno di questi step richiede un adeguamento dell'attrezzatura e, soprattutto, delle competenze specifiche. Le ferrate, per esempio, richiedono un kit tecnico composto da imbragatura, longe da ferrata e casco, oltre a una comprensione del corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza che è difficile acquisire in autonomia senza almeno una prima uscita guidata da un professionista o da un accompagnatore esperto.
I corsi base organizzati dalle sezioni CAI locali rappresentano, in questo senso, una risorsa sottoutilizzata: strutturati per accompagnare i partecipanti su terreni progressivamente più impegnativi con istruttori qualificati, offrono un contesto in cui sbagliare ha conseguenze contenute e in cui il feedback tecnico è immediato. Chi decide di iniziare a fare trekking con l'intenzione di sviluppare una pratica duratura trova in questi percorsi formativi un'accelerazione della curva di apprendimento che anni di uscite autonome non riuscirebbero a replicare con la stessa efficacia; la montagna, come qualunque ambiente complesso, restituisce di più a chi ha imparato a leggerne il linguaggio.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.