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Redoro vince l’ambito premio Sol d’Oro 2026 con il suo olio biologico

31/03/2026

Redoro vince l’ambito premio Sol d’Oro 2026 con il suo olio biologico

L’azienda veronese Redoro si aggiudica il premio Sol d’Oro nella categoria Big Producers Biologico al 24° Sol d’Oro Emisfero Nord, confermando il ruolo del Nord Italia nella nuova geografia dell’olio di qualità.

Per la prima volta dopo oltre vent’anni, il baricentro dell’eccellenza olivicola si sposta dal caldo meridione al Nord Italia, e diventa protagonista a SOL Expo con Redoro, mostrando come gli effetti del cambiamento climatico stiano ridisegnando le geografie produttive del Mediterraneo.

Il riconoscimento ottenuto a SOL Expo 2026 oltre a rappresentare un successo aziendale, apre una riflessione più ampia sul futuro dell’olivicoltura italiana, tra: qualità sensoriale, adattamento ambientale e nuove opportunità per i territori ad alta latitudine.

Redoro S.r.l. Frantoi Veneti si è aggiudicata il premio nella categoria Big Producers Biologico alla 24ª edizione del Concorso Internazionale Sol d’Oro Emisfero Nord, grazie al suo Olio Biologico.

Il risultato è stato annunciato nel corso del SOL Expo a Verona segna per l’azienda veronese un traguardo storico: si tratta infatti del primo riconoscimento di questo livello dopo oltre vent’anni di partecipazione.

La categoria Big Producers è riservata alle realtà di maggiore dimensione, con una produzione superiore a un milione di litri di olio extravergine di oliva. Si tratta di un segmento altamente competitivo, dove la qualità deve necessariamente convivere con la capacità produttiva su larga scala.

Il dato assume così una rilevanza che va oltre il singolo risultato, infatti, Il Sol d’Oro è tra i concorsi più autorevoli a livello internazionale nel settore oleario: l’edizione 2026 ha visto la valutazione, in blind tasting, di 315 campioni provenienti da diversi Paesi, esaminati da una giuria composta da 15 maestri assaggiatori.

In questo contesto, la vittoria di Redoro nella sezione dedicata ai grandi produttori biologici rafforza la percezione della competitività dell’olivicoltura italiana in uno scenario globale sempre più selettivo.

Per una realtà storica come Redoro, fondata nel 1895 e legata alla tradizione olivicola veneta, il riconoscimento porta con sé un valore di continuità tra radici territoriali, alta tecnologia e innovazione dei processi di trasformazione del vero Made in Italy.

Clima e olivicoltura: il Nord Italia entra nella nuova mappa dell’eccellenza

Il risultato apre però una questione più ampia. Parlare oggi di un olio premiato del Nord Italia significa inevitabilmente confrontarsi con gli effetti del cambiamento climatico. Secondo fonti istituzionali come il CREA, l’aumento della variabilità climatica, il deficit idrico e l’alterazione dei cicli biologici stanno incidendo in modo significativo sulla produttività e sulla qualità degli oliveti.

In questo scenario, nei prossimi decenni la coltivazione dell’olivo potrebbe progressivamente espandersi verso aree settentrionali caratterizzate da maggiore latitudine e altitudine. Le stesse condizioni, evidenzia il CREA, possono favorire lo sviluppo di profili organolettici più complessi, con aromi intensi e maggiore qualità sensoriale, contribuendo all’ottenimento di prodotti di eccellente qualità.

Si tratta di un passaggio rilevante: cambia infatti la prospettiva con cui leggere l’olivicoltura del Nord Italia, non più considerata una nicchia marginale, ma una possibile protagonista nella nuova mappa dell’eccellenza olearia italiana.

In questo senso, il podio ottenuto da Redoro di Verona assume un valore che va al di là del singolo episodio. Da un lato conferma il livello tecnico raggiunto da una delle realtà storiche del Veneto; dall’altro offre uno spunto concreto lettura per leggere l’evoluzione del settore olivicolo italiano anche alla luce delle trasformazioni ambientali in atto.

Il premio Sol D’Oro assegnato a Redoro, in una categoria ad alta competizione internazionale, si colloca precisamente in questo passaggio, dove l’Italia è in grado di competere ad altissimi livelli sfruttando le caratteristiche morfologiche delle sue colline e i repentini sbalzi termici ai piedi delle sue montagne.